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Sai qual è il valore percepito dai clienti sui tuoi prodotti o servizi? Scopri perché dovresti saperlo e cosa fare per attirare più clienti!

 

neuromarketing

 

 

Molto spesso si pensa (erroneamente) che basti lanciare sul mercato un prodotto o servizio e questo si venda da solo.

 

Ciò è sbagliato, non solo perché bisogna dare una buona ragione al consumatore affinché scelga il prodotto, ma soprattutto perché pagare gli è doloroso. Lo dice la scienza!

 

L’acquisto – o solo l’idea di spendere dei soldi – attiva delle aree cerebrali per cui percepiamo dolore, non fisico ovviamente.

 

Perciò diventa di vitale importanza per la tua attività che il consumatore percepisca un vantaggio nell’acquistare o nel fruire del prodotto o servizio che proponi.

 

Se vuoi capire meglio:

cos’è il valore percepito;

- come si crea la percezione del valore nella mente del consumatore;

- cosa determini la scelta di un prodotto rispetto a un altro;

- come presentare i prezzi di quel che offri...

prosegui la lettura di questo articolo!

 

 

Cos’è il valore percepito?

 

Il valore percepito è il risultato della valutazione dei consumatori sulla base di un insieme di caratteristiche di un prodotto - o servizio - e sulla possibilità che ha di soddisfare un bisogno. Questa valutazione si traduce nel costo che i consumatori sono disposti a pagare per ottenere un vantaggio economico, psicologico, ma anche sociale, tramite l’acquisto del prodotto.

 

 

Come generare valore nella mente del consumatore?

 

I principali elementi che contribuiscono a creare la percezione del valore nella mente del consumatore sono:

 

• l’immagine e la reputazione della marca,

 

• le caratteristiche del prodotto o servizio in rapporto al suo costo,

 

• il confronto tra prodotto o servizi simili.

 

Per capire come generare valore nella mente dei clienti, vediamo ora alcuni meccanismi mentali che entrano in gioco.

 

Il valore percepito e il prezzo àncora

 

Qualche anno fa, mi trovai a fare un'esperienza di lavoro stagionale in un chiosco sulla spiaggia di un hotel a 4 stelle, immerso in una zona esclusiva della Sardegna. Nel chiosco, il costo di un espresso era di 1,50€. Il che era motivo di irritazione per i clienti di passaggio, che non nascondevano affatto la loro frustrazione per un prezzo che ritenevano troppo elevato, al punto da alzare spesso i toni delle loro lamentele. Non solo, alcuni clienti si mostravano ancor più innervositi quando scoprivano che il bicchiere d’acqua non era incluso.

 

Cosa faceva scatenare quelle reazioni talvolta così forti? Del resto, erano in vacanza e 0,50€ in più rispetto al prezzo più comune non avrebbe pesato eccessivamente sul budget della vacanza.

 

La motivazione ce la fornisce la neuroscienza: i clienti sfogavano la loro insoddisfazione perché non percepivano uno scambio equo. Il fatto è che tutti stabiliamo nella nostra mente un prezzo àncora, tanto più per i prodotti di cui fruiamo quotidianamente. Questo ci porta a mal tollerare un costo che riteniamo alto rispetto alla media, per cui non siamo disposti a spendere, in quanto ci sentiamo ingannati. Al contrario, evitare quel costo ci fa sentire più astuti.

 

Per esperienza, sappiamo che un caffè espresso, di un qualunque bar, costa mediamente 1,00€, perciò quel prezzo percepito come alterato andava abbinato a un servizio che lo avrebbe giustificato. Così facendo, i clienti avrebbero attributo maggior valore a quel caffè.

Ne è un esempio quando riceviamo il cioccolatino che non ci aspettavamo, in aggiunta al caffè.


Tuttavia, l’atteggiamento dei clienti sarebbe stato ben diverso se il chiosco avesse avuto l’insegna Starbucks?

 

La famosa catena, infatti, riesce a vendere le sue bevande a un prezzo fino a tre volte superiore a quello di un qualunque altro bar. Questo perché il servizio comprende l’immersione in un’esperienza con un arredamento accogliente, il cassiere ti chiama per nome, il tutto accompagnato da una variegata scelta di alimenti per accompagnare la bevanda. Tutto sta nella percezione del valore che la catena è riuscita a creare nella mente dei consumatori.

 

prezzo-àncora

 

 

Come aumentare la percezione di valore?

 

In realtà, la mente umana è incapace di constatare l’effettiva convenienza del singolo prodotto (o di un componente incluso all’interno di un pacchetto). Per questo motivo, quando compriamo un’auto non siamo in grado di determinare il reale valore di ciascun optional incluso nel costo totale. Abbiamo bisogno di un termine di paragone per poterlo fare.

 

Dunque, se vendi un prodotto o servizio, ti consiglio di:

 

• giustificare il prezzo del tuo prodotto o servizio mediante promozione;

 

• vendere un’esperienza immersiva;

 

• comunicare la qualità di quello che offri;

 

• creare dei pacchetti che includano vari componenti.

 

Un altro aspetto di cui devi tenere conto è che i consumatori giudicano il valore di un prodotto o servizio sia prima che dopo l’acquisto. È la ragione per cui varie aziende hanno basato il proprio successo sul customer care, come Amazon. Il segreto sta nel creare una piacevole esperienza prima e dopo l’acquisto.

 

Come rendere soddisfatto il cliente?

 

Per rendere soddisfatto e fiducioso il consumatore devi studiare attentamente il percorso del tuo cliente e puntare a una piacevole esperienza d’acquisto, specialmente se hai un e-commerce. Ecco qui riassunti, i punti su cui dovresti lavorare:

 

• semplificare e velocizzare i passaggi per l’acquisto;

 

• garantire la trasparenza delle transazioni;

 

• dare diverse opzioni di scelta al cliente sulle modalità di pagamento;

 

• fornire tutte le informazioni riguardanti la spedizione in transito;

 

• affiancare un’adeguata assistenza post-vendita, prevedendo restituzione o rimborso;

 

• stupire il cliente con degli omaggi. 

 

 

Si tratta di una doppia partita, da una parte basata sull’osservazione dei competitor: ciò che offrono, le modalità in cui lo fanno, i servizi che includono, i prezzi che stabiliscono per poter competere; dall'altra, sullo studio della tua clientela, effettiva o ipotetica, per creare una proposta adatta ai suoi desideri e alle sue necessità. È così che potrai generare la percezione del valore della tua offerta.

 

Infine, stabilisci un prezzo strategico e presenta i tuoi prodotti e servizi nel modo giusto. Mi dispiace però doverti dire che non c’è una formula magica. Dipende da troppe variabili.


Quel che mi sento di consigliarti (ma non prenderla come una regola fissa) è di offrire tre proposte, raramente due. Il perché te lo spiego nel prossimo paragrafo.

 

 

Cosa spinge a scegliere un prodotto rispetto a un altro

 

Oltre a una serie di caratteristiche e di benefici intrinseci al prodotto o servizio, ciò che ci fa propendere veramente verso un prodotto rispetto a un altro è il vantaggio.

Il vantaggio contribuisce a modellare la percezione del cliente, quindi a fargli percepire la convenienza dello scambio.

 

Facciamo qualche esempio pratico...

 

Hai mai scelto una camera di hotel perché ti dava la garanzia di una cancellazione gratuita?

 

Hai messo nel carrello un maglione che l’e-commerce segnalava come ultimo prodotto di quella taglia o colore?

 

Ti è capitato di acquistare un prodotto perché ti faceva sentire più giovane? O perché ti offriva una quantità del 20% superiore agli altri prodotti simili presenti sullo stesso scaffale?

 

Ecco, qualche abile marketer ha fatto in modo che tu percepissi un vantaggio attraverso quello scambio.

 

Per quanto sia doloroso per il cervello l’atto del pagamento, siamo ben disposti a farlo se ci sembra di ottenere veramente quel vantaggio.

 

Riassumendo, per spingere la vendita di un prodotto o servizio preciso, possiamo premere su alcune leve di persuasione, solo per citarne alcune:

 

• l’esclusività,

 

• la scarsità di tempo o di quantità disponibile,

 

• la maggiorazione di una quantità offerta.

 

L’effetto esca (con esempio)

 

Il processo decisionale ci toglie molte energie, per cui davanti a troppe opzioni finiamo con il sottrarci sistematicamente alla scelta. Quindi, l’ideale è ridurre la scelta a tre possibilità, allo scopo di aiutare il consumatore a creare un metro di paragone, ma, allo stesso tempo, non farlo fuggire.

 

Diversi studi hanno dimostrato che quando dobbiamo valutare tra più opzioni simili fra loro, la terza ci agevola nel processo.

 

Facciamo una prova?

 

Una rivista ti propone la seguente offerta:

effetto esca esperimento

 


Opzione A
: L’abbonamento annuale in digitale a 59,99€;

Opzione B: L’abbonamento annuale in cartaceo a 125,00€;

Opzione C: L’abbonamento annuale in cartaceo e in digitale a 125,00€.

 

Quale opzione sceglieresti?

 

La maggior parte sceglie la C.

 

Durante la valutazione, quale opzione hai scartato per prima?

 

La B, ho indovinato?

 

L’esempio riprende l’esperimento, condotto dal ricercatore Dan Ariely, che ha analizzato il fenomeno conosciuto anche come decoy effect.

In questo caso specifico, l’effetto esca è determinato dall’opzione B, che serve solo per aumentare la percezione di valore dell’abbonamento combinato e sceglierla rispetto alle altre due.

 

Vuoi un altro esempio per applicare l'effetto esca? Ti accontento subito!

 

Quando si desidera spingere le vendite di un prodotto o servizio di punta che non riceve l’interesse dei consumatori, risulta efficace renderlo un compromesso tramite l’introduzione di un prodotto ancor più costoso.


Mettiamo che l’azienda Wash&Care offra una lavatrice di ottima qualità a un costo di 699,00€, ma i consumatori si sentono intimoriti dalla cifra e acquistano la versione economica, al costo di 399,00€.

 

L’azienda potrebbe inserire una proposta che inneschi l’effetto esca. Per esempio, una lavatrice di versione top level, a 999,00€. Così facendo, la percezione dei clienti si modificherebbe perché influenzati dal prezzo ancor più alto della top di gamma, al punto che quella intermedia, da 699,00€, apparirebbe un buon compromesso.

 

effetto esca

 

Come presentare i prezzi per diminuire il dolore percepito all’acquisto

 

Ci sono degli ottimi rimedi per rendere meno dolorosa l’idea di dover spendere del denaro. Qui voglio darti 3 consigli che possono essere messi in pratica in molti settori, per comunicare meglio i prezzi e invogliare a compiere l’acquisto.

 

1. Vendi dei pacchetti

Come abbiamo già visto, si può optare per la vendita di un pacchetto di servizi e non dei singoli componenti. Ti aiuterà a gestire meglio la tua offerta. Il successo di questo metodo è testimoniato dalla popolarità dei pacchetti per le vacanze o delle crociere.

 

2. Stabilisci un prezzo fisso “tutto incluso”

Far pagare un prezzo fisso è qualcosa che ritroviamo ormai in numerosi settori, dalla ristorazione all’intrattenimento. È il caso del tanto amato all you can eat, per cui si può consumare un buffet senza limiti. Ci dà la percezione di ottenere un enorme vantaggio rispetto al costo pagato e, tra l’altro, ci libera dal pensiero di dover scegliere cosa ordinare e cosa no. Mica male!


Lo stesso vale per le piattaforme di streaming, come Netflix, per cui paghiamo un fisso al mese e abbiamo accesso a una vasta quantità di contenuti. Acquistare in anticipo e a prezzo fisso ci evita di prendere decisioni sul film da noleggiare per una serata, ma anche di non dover affrontare più transazioni, almeno fino al mese successivo (ahi!).

 

3. Concedi la possibilità di un pagamento in abbonamento

L’abbonamento è un ottimo modo per concedere un po’ di sollievo alla mente del consumatore. Se la cifra è alla nostra portata, preferiamo effettuare un abbonamento di lungo periodo, ad esempio optiamo per l’annuale per i trasporti pubblici o per il trimestrale per l'iscrizione in palestra. E ci togliamo la preoccupazione.

 

Come avrai intuito, questi tre suggerimenti non sono scollegati tra loro, anzi, possono essere messi in pratica tutti insieme. Per esempio, nella tua offerta puoi prevedere un pacchetto con prezzo fisso e in abbonamento annuale.
Vale lo stesso per i prodotti, che possono essere venduti in pacchetto e si può prevedere un servizio di fornitura periodica.

 

Concentrarti sul valore percepito dai clienti aumenterà le opportunità di successo delle scelte strategiche che adotterai per la tua attività. Provare per credere!

 

 

Per saperne di più...

Se trovi interessante l'argomento, lo approfondirò: fammelo sapere su Instagram Facebook.

 

Se hai bisogno di una consulenza per analizzare il valore percepito dei tuoi prodotti o servizi, contattami qui per prenotare una prima chiamata conoscitiva gratuita di 20 minuti!

 

 

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Come creare un Piano Editoriale efficace? Qui ti fornisco un esempio di Piano Editoriale per i social e una lista di tool da utilizzare.

 

 piano-editoriale

 

 

Sei in un negozio di calzature e i prodotti sono collocati sugli scaffali senza alcun ordine per tipologia di scarpa, colore o taglia.

 

Un caos completo!

 

Ti assalirebbe un senso di confusione e disorientamento, vero?

 

Lo stesso vale quando i canali social professionali o il blog aziendale non sono adeguatamente curati nell’aspetto e nelle tematiche affrontate.

 

E cosa fa il potenziale cliente? Scappa a gambe levate!

 

Per fortuna, c’è un ottimo rimedio a tutto questo: si chiama Piano Editoriale.

 

 

Piano Editoriale: cos’è

 

Il Piano Editoriale Digitale (PED, abbreviato) è un documento di pianificazione che consente di organizzare i contenuti da pubblicare, sui social o sul blog, per raggiungere i propri obiettivi di business. Si tratta di uno strumento creato dopo un’attenta analisi del mercato, del target, dei competitor, e definito gli obiettivi di business, mission e vision.

 

Il Piano Editoriale può essere bisettimanale, mensile o perfino trimestrale. Personalmente, preferisco lavorare con un PED trimestrale, perché permette di avere una visione strategica più lungimirante.

 

In giro si trovano molti template, ma la mia esperienza mi dice che quelli preimpostati non siano efficaci per qualsiasi tipo di business. Ogni Piano Editoriale, infatti, va modellato in base all’attività per cui viene creato.

 

Inoltre, parliamo di un documento fluido, ovvero che può subire delle modifiche durante il percorso per cui è stato pensato. Non potrebbe essere diversamente, poiché il suo scopo è di migliorare la strategia comunicativa e quindi deve adattarsi alle evoluzioni in corso d’opera.

 

 

Piano Editoriale: a cosa serve

 

Ti starai chiedendo quali siano i vantaggi del costruire un Piano Editoriale, perfino su base trimestrale, e ti sembrerà una faticaccia evitabile. In realtà, è un lavoro di organizzazione che ripaga moltissimo, in quanto serve a:

 

• Dotarsi di una comunicazione strutturata, coerente, costante e quindi efficace.

 

• Avere una strategia chiara e ben definita grazie all’individuazione degli obiettivi da raggiungere e all’identificazione dei contenuti più pertinenti e utili per il target.

 

• Realizzare un piano di pubblicazione che consente di avere sempre qualcosa di valore da trasmettere, senza mai improvvisare.

 

Perciò, qui ti fornisco la lista di ciò che non può mancare per creare un Piano Editoriale davvero efficace.

 

 

Come creare un Piano Editoriale efficace

 

Come già detto, non c’è un unico modo per creare un Piano Editoriale, ma dei passaggi imprescindibili sì, per renderlo efficace e strategico.

 

Stabilire obiettivi S.M.A.R.T

 

Dopo aver fatto chiarezza su quali siano gli obiettivi di marketing, in linea con essi, si definiscono quelli di comunicazione. Gli obiettivi devono essere S.M.A.R.T, che è l’acronimo di:

 

- Specific (specifico): gli obiettivi devono essere ben chiari e focalizzati, mai vaghi, altrimenti saranno difficilmente raggiungibili. Avere un obiettivo specifico permette di stabilire dei parametri di inizio e fine percorso e poterli confrontare.

 

Esempio: “Voglio aumentare le vendite del prodotto X del 20% al mese rispetto al precedente”.

 

- Measurable (misurabile): un obiettivo deve avere un risultato misurabile. Ciò aiuta a monitorare l’andamento della strategia, migliorarla lungo il tragitto.

 

Esempio: “Ottenere 10 nuove iscrizioni alla newsletter”.

 

- Achievable (raggiungibile): significa stabilire un obiettivo realistico, che è possibile ottenere. Molte attività si prefiggono obiettivi troppo elevati da raggiungere in poco tempo. Ci devono essere i buoni presupposti che consentano il successo. Il rischio è di perdere la motivazione e gli investimenti spesi.

 

Esempio: “Vorrei fatturare il 30% in più rispetto all’anno scorso”.

 

- Relevant (rilevante): l’obiettivo deve avere pertinenza e un peso specifico per il business. La domanda è: perché vuoi raggiungere quell’obiettivo?

 

Esempio: “Voglio attivare il canale Instagram e raggiungere i potenziali clienti di età compresa fra i 20 e 25 anni, a cui è destinata la nuova linea di prodotti”.

 

- Time-bound (definito nel tempo): è necessario stabilire una tempistica entro la quale raggiungere l’obiettivo. È utile prevedere eventuali tappe intermedie tra il punto di inizio e di fine, specialmente se il percorso è lungo.

 

Esempio: “Voglio creare e vendere 3 nuovi corsi online entro il mese di settembre”.

 

Definire il target

 

Conoscere il target del prodotto o servizio offerto aiuterà a inquadrare meglio le necessità, le incertezze, le frustrazioni e i desideri dei destinatari. Creare il profilo della Buyer Persona rende ancor più efficace la strategia. Così, il Piano Editoriale sarà ricco di spunti interessanti e di valore per il pubblico.

 

Scegliere i canali

 

Quando si ha ben chiaro quale sia il target di riferimento, è necessario stabilire quali canali presidiare. Non si scelgono i social più popolari solo perché “tutti sono presenti lì”. Decidere quali account attivare significa essere nei luoghi dove troverai le persone con cui interagire. Sì, perché dovrai instaurare un dialogo, tienilo bene a mente!

 

Focalizzare i macro-argomenti e gli argomenti secondari

 

Per realizzare una strategia ben strutturata, bisogna fissare gli argomenti pilastro su cui basare la comunicazione. Scegli dunque dai 3 ai 5 macro-argomenti che vorresti trattare. La comunicazione risulterà più coerente e affronterai dei temi sempre interessanti per il target.

 

Decidere le tipologie di contenuti e il formato

 

Ogni attività può decidere come comunicare fra tipologie di contenuto: l’intrattenimento, il motivazionale, l’educativo e il persuasivo. Di base, il formato può essere di testo, immagine, audio o video.
A seconda del canale utilizzato, si può optare per gif, reel, social post, dirette, podcast, articoli blog, newsletter, ebook, ecc.

È questo il momento in cui ideare delle rubriche o dei tipi di contenuto che possano stabilire un appuntamento con gli utenti.

 

Determinare la frequenza e la quantità di contenuti da pubblicare

 

Dato che il Piano Editoriale sta alla base di una buona organizzazione, bisogna calcolare quali sono le risorse disponibili per stabilire la frequenza delle pubblicazioni. Altrimenti, il rischio è di impazzire dietro alla creazione e pubblicazione dei contenuti.

Se si sa in partenza di non avere tempo a sufficienza per creare contenuti utili e interessanti che coprano 7 giorni su 7, allora sarà meglio ridimensionare il tutto a 2 o 3 pubblicazioni a settimana. La qualità premia più della quantità.

 

Definire le KPI (Key Performance Indicator) da misurare

 

Un Piano Editoriale perfetto si conclude con la definizione, nero su bianco, delle metriche da monitorare lungo il percorso. Questi parametri saranno una bussola per orientarsi verso la strategia più proficua. Come già accennato, il Piano Editoriale è uno strumento in continua mutazione e può riadattarsi alla situazione.

 

Tool per Piano Editoriale

 

Ci sono diversi tool gratuiti per stimolare la creatività, pianificare i contenuti dei social o del blog e trovare argomenti di tendenza, come:

 

- Answer the public: digita le parole chiave dell’argomento che vorresti trattare. Esempio: “torta di mele”. Ti restituirà tutto quello che gli utenti cercano sui motori di ricerca.

 

- Pinterest: è un social, ma anche un archivio di grande ispirazione su ciò che piace alle persone. Anche qui, digita la parola chiave e vedi cosa ti restituisce.

 

- Feedly: è un aggregatore di notizie su qualsiasi campo d’interesse (tech, finanza, scienza, politica, gastronomia, sport, viaggi, ecc). Grazie ad esso puoi restare informato sulle ultime news del tuo settore.

 

- Google Trend: anche qui, digita le parole inerenti all’argomento che vorresti affrontare e questo prezioso strumento di Google fornirà spunti interessanti.

 

 

Il Calendario Editoriale: cos’è

 

In molti fanno confusione e parlano di Piano e Calendario Editoriale come se fossero la stessa cosa. Beh, non è affatto così!

 

Il Calendario Editoriale è un documento per schematizzare e organizzare le pubblicazioni, stabilisce la data e l’ora di uscita dei contenuti in modo strategico. Quindi contiene anche gli eventuali hashtag o tag e categorie. Insomma, possiamo dire che è la prosecuzione del Piano Editoriale.

 

Il Calendario Editoriale aiuta a tenere il ritmo delle pubblicazioni, quindi a stabilire quando pubblicare. Il Piano Editoriale, invece, ha lo scopo di definire cosa, come, perché e per chi pubblicare.

 

Per organizzare il Calendario Editoriale ti consiglio di provare:

 

- Trello,

 

- Asana,

 

- Airtable,

 

- File Excel o Google Fogli,

 

- Google Calendar.

 

Non importa quale tool sfrutterai, ma come creerai il documento: facile da leggere grazie all’uso dei colori per distinguere a colpo d’occhio le informazioni importanti.

 

 

Esempio di Piano Editoriale social

 

Per dare un’idea, vediamo un esempio di Piano Editoriale bisettimanale - molto molto schematizzato - per un’attività che fa già del buon marketing tramite i social e ha una community fidelizzata:

 

Attività:

Ristorante Amore & Psiche: un luogo sofisticato, romantico e adatto alle coppie.

 

Obiettivo di marketing:

Ottenere il ‘tutto prenotato’ per la serata di San Valentino.

 

Obiettivo di comunicazione:

Ottenere prenotazioni per la cena di San Valentino dal 20% dei follower della pagina in due settimane.

 

Target:

Coppie di fidanzati o sposati.

Dai 35 ai 55 anni.

 

Temi:

Cena di San Valentino:

- Il menù dedicato alla festa.

- Domande e sondaggi.

- Citazioni sull’amore.

- Mini rubrica ‘Cosa accadrebbe se ti dimenticassi che è San Valentino?’ con una pubblicazione settimanale. Creare dei contenuti ironici sulle rovinose conseguenze della dimenticanza, per cui il ristorante si presta come ottimo rimedio alla serata.

- Sconto di 14€ sul menù per chi prenota da Facebook per il 14 febbraio entro le 14:00 della stessa data.

 

Tipologia:

- Meme.

- Video.

- Caroselli.

- Social post.

- Domande e Sondaggi.

 

Frequenza pubblicazioni:

3 a settimana.

 

Metriche:

Numero di clic sul tasto “Prenota”.

 

 

Piano Editoriale efficace: la checklist

 

Puoi salvare questa check list per creare il tuo Piano Editoriale efficace:

 

piano-editoriale

 

 

Cosa possiamo fare insieme?

 

Posso aiutarti nella pianificazione con un servizio di affiancamento nella gestione dei social. Prenota una chiamata conoscitiva gratuita di 20 minuti per raccontarmi il tuo progetto!

 

 

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La gestione dei social media gioca un ruolo cruciale nella promozione di un’attività professionale. Per questo, ci sono delle ottime ragioni per cui dovresti affidarti a un professionista in grado di sfruttarne l’enorme potenziale.


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Ti sottoporresti mai all’estrazione di un dente sapendo che verrà eseguita da una persona che si improvvisa come dentista?

 

Credo di no, o sbaglio?

 

Eppure, molti professionisti si improvvisano nella gestione dei social media aziendali. Uno spreco di risorse, se si pensa alle grandi opportunità che si perdono.
C’è chi pubblica sui social senza investire in una consulenza o chi delega la gestione a persone senza alcuna competenza - come ai famosi “cugggini” - di fatto, ignorando i seri rischi a cui va incontro la propria reputazione.

 

Quindi, perché affidarsi a un professionista? Forse è meglio far prima un passo indietro per chiarire il ruolo del Social media manager.

 

 

Social media manager: cosa fa

 

Prima di tutto, il Social media manager è un professionista della comunicazione che si occupa di definire e gestire l’identità verbale e visiva di un'azienda, un professionista, un'organizzazione o un personaggio pubblico (artista, politico, sportivo, ecc.).

 

Perciò, è evidente che chi svolge un simile compito deve possedere delle competenze specifiche. Ogni azione è parte di una strategia social, ideata per raggiungere un obiettivo di comunicazione preciso:

 

Brand awareness: far crescere la notorietà del brand.

 

Lead generation: ottenere nuovi contatti con potenziali clienti.

 

Reputation: migliorare la reputazione.

 

Engagement: creare coinvolgimento e generare conversioni (commenti, condivisioni, acquisti).

 

Fidelizzazione dei clienti: cercando di creare il passaparola.

 

 

Gestione social media: 3 buoni motivi per affidarti a chi è del mestiere

 

Se vuoi che i tuoi obiettivi di marketing abbiano successo, il primo passo da compiere è investire nella formazione di una risorsa interna dell’azienda, che si occupi esclusivamente della comunicazione social.

 

In alternativa, sarà utile contattare un professionista in modo che, anche solo con un pacchetto di consulenze strategiche, possa affiancarti nella gestione. Oppure, rivolgersi a un Social media manager per un rapporto di collaborazione, perché:

 

1. La gestione dei social richiede competenze specifiche

 

Chi gestisce i social deve confrontarsi con delle sfide talvolta molto complesse, che necessitano di una buona capacità di analisi, progettazione, organizzazione e la predisposizione alla creatività. E, di norma, quelle competenze le ha conseguite perché ha speso ore e ore in sui libri o in anni in formazione, non affidandosi ai corsi dei sedicenti maestri... di fuffa!

 

Quali sono le principali sfide per un Social media manager professionista?

 

Analizzare il contesto di partenza del cliente: identificare il target, i competitor, i valori che consentiranno al cliente di posizionarsi per differenziarsi dalla concorrenza.

 

Sviluppare una Social media strategy, in base agli obiettivi di comunicazione.

 

Individuare i canali più adatti al business del cliente.

 

Progettare un Piano Editoriale e un Calendario Editoriale.

 

Realizzare contenuti in grado di trasmettere i valori, comunicare i prodotti/servizi al target.

 

Programmare le pubblicazioni sui software di gestione dei social media.

 

Ascoltare e interagire con la community (fan, follower, ecc.).

 

Aiutare a migliorare la Customer care.

 

Stabilire un piano di Crisis management, ossia la gestione delle criticità.

 

Gestire il budget da investire per eventuali campagne di advertising a pagamento.

 

Monitorare e migliorare la strategia, interpretare i dati e inserirli in un report.

 

Gestire i social media significa avere un'idea chiara di quel che si sta facendo, poter mostrare dei report di cadenza periodica al cliente, saper affrontare una situazione di crisi o persino di emergenza.

 

2. Il Social media manager si aggiorna continuamente

 

Che lo vogliamo o no, il mondo digitale influisce sulla nostra quotidianità e fa sì che tutto corra e scorra freneticamente. Ciò che era di moda ieri, oggi è acqua passata. La comunicazione online segue le proprie regole e ogni canale social ha un linguaggio differente dagli altri.

 

Per queste ragioni, come qualunque altro professionista, chi gestisce i social media deve costantemente aggiornarsi sui trend e sulle nuove funzionalità integrate in ogni piattaforma.
Inoltre, un professionista sa che Facebook, Twitter, Instagram, LinkedIn, Pinterest sono mezzi per ottenere obiettivi differenti. Non vanno utilizzati in modo sconclusionato.

 

3. Il Social media manager freelance ha una partita IVA

 

Potrebbe sembrare una banalità, ma affidarsi a un professionista che dispone di partita IVA, visibile nel suo sito web, ti consente dei vantaggi. Infatti, chi possiede a sua volta una partita IVA con regime ordinario o semplificato, ha l’opportunità di detrarre le spese di gestione dei social media. Un’ottima ragione per considerare il social media marketing come un investimento, non una perdita di denaro.

 

 

 

Insomma, oggi i social media sono uno strumento promozionale e di vendita a cui non puoi assolutamente rinunciare.

 

Spero di averti chiarito cosa significhi affidare i social media a una gestione professionale, gli obiettivi che puoi raggiungere e i vantaggi di cui puoi beneficiare.

 

Vuoi affidarti a una gestione dei social professionale?

 

Se vuoi sfruttare tutto il potenziale della comunicazione sui social media fatta in modo professionale, contattami!

 

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